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E l’innovazione dov’è?

L'ultima edizione di DEMO delude le aspettative di molti osservatori. Tanti i prodotti e servizi presentati, ma pochi davvero interessanti e innovativi.

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Nel panorama affollato delle manifestazioni e delle esposizioni dedicate al
mondo dell’IT, DEMO ha
delle peculiarità tutte sue. Ogni anno vengono selezionate le aziende più
innovative e promettenti, che presentano al mondo i propri prodotti nell’ambito
di sessioni dimostrative destinate ad attrarre l’attenzione soprattutto di investitori
e venture capitalist. La chiave di tutto è insomma l’innovazione
e non è un caso che i partecipanti non siano semplicemente gli ‘invitati’,
ma gli ‘innovators’.

Gli innovatori presenti all’edizione tenutasi lo scorso febbraio a Scottsdale
in Arizona sono stati addirittura 75. È normale chiedersi se tra di essi
sia possibile scorgere prodotti, soluzioni o servizi destinati ad affermarsi nei
prossimi anni. I giudizi degli osservatori presenti all’evento sono stati piuttosto
tiepidi. Quasi tutti hanno lamentato, infatti, la mancanza di proposte davvero
innovative
. La sensazione prevalente è stata quella del deja-vu, tanto
che qualcuno ha ironizzato creando una sorta di schemino per le recensioni che
fa più o meno o così: X è un prodotto interessante, somiglia
tanto a Y, ma con queste poche differenze. Dove X è un prodotto presentato
a DEMO e Y uno già esistente e affermato.

Osservando da vicino il listone
dei partecipanti è possibile intanto scorgere le tendenze più marcate.
Per il segmento business (software e hardware per le aziende) il tema caldo è
la sicurezza, declinato in tutte le sue possibili varianti: spam, controllo
delle mail aziendali, sistemi anti-intrusione. Per il mercato consumer, invece,
prosegue l’onda lunga inaugurata nelle ultime edizioni. La maggior parte delle
proposte riguarda il social software, i blog, la condivisione di immagini e
altri documenti multimediali, RSS
. A prescindere dalla validità delle
soluzioni presentate, per tutte rimane aperto l’interrogativo forse cruciale:
è davvero valido il modello di business adottato? È in grado di
compensare gli investimenti?

In certi casi i dubbi sono legittimi. Prendiamo un prodotto come Bubbler.
Sembra un client per la pubblicazione di contenuti molto semplice da usare e versatile.
Ma va ad inserirsi in un contesto, quello delle piattaforme di blogging e CMS,
ormai maturo, con decine di soluzioni alternative già sperimentate, in
cui puoi farti largo solo puntando su soluzioni davvero rivoluzionarie. Soluzioni
che francamente non ci sembra di riscontrare.

Più interessante invece imeem.
Sulla scia di altre applicazioni ‘gemelle’ come Grouper,
coniuga il P2P con la comunicazione personale. Consente infatti la creazione di
network di amici, persone fidate o con gusti affini, rendendo possibile oltre
che lo scambio di messaggi, anche la condivisione di file di ogni tipo. Diciamo
che è una specie di eMule su scala ridotta, non aperto a tutti ma solo
a chi vogliamo che sia parte del nostro network. Tutte le comunicazioni e gli
scambi avvengono in sicurezza grazie a sofisticate tecniche di criptazione. Un
programmino come imeem va insomma a collocarsi in uno spazio preciso, quello esistente
tra i software di P2P tradizionali e gli instant messengers, con questi ultimi
che stanno acquisendo anche funzionalità di condivisione sempre più
sofisticate.

Anche la soluzione elaborata da Digital
Railroad
ha elementi di indubbio interesse, ma si rivolge ad una nicchia di
utenza molto specifica in un settore con protagonisti ormai consolidati, quasi
istituzionali. La nicchia è rappresentata da fotografi professionisti o
agenzie alla ricerca di servizi di supporto per l’archiviazione, la pubblicità
e la vendita delle loro opere. È quello che fanno colossi come Corbis,
Comstock o Getty Images. L’idea di Digital Railroad è quella di aprire
la rete anche a quanti non hanno la possibilità di entrare nei circuiti
di quelle agenzie di distribuzione. A DEMO hanno presentato i Digital Railroad
Photo Feeds
. Si tratta di sfruttare RSS come canale di promozione delle foto
in archivio. Un sistema che dovrebbe consentire gli stessi vantaggi che questo
formato ha apportato alla diffusione di news: velocità di aggiornamento,
immediatezza, personalizzazione. Le foto distribuite via RSS sono linkate agli
originali presenti negli archivi: come per la lettura di un articolo completo
a paritre da un feed, a separare l’utente dall’eventuale acquisto è solo
un click.

In mezzo a tante proposte non entusiasmanti, quella che ha fatto più
discutere è forse Browster.
E non certo per la qualità o per il grado di innovazione. Parliamo di un
plug-in per Internet Explorer (e presto per Firefox) che promette una navigazione
più veloce ed efficace, in cui si va subito al sodo senza perdere tempo.
Una volta installato, infatti, inizia a lavorare sulle pagine di risultati fornite
da Google, Yahoo! o MSN Search. Per ciascun risultato, inizia a scaricare in background
il contenuto della pagina linkata. Quindi piazza a fianco del link una piccola
icona. Passando il mouse su di essa compare una finestra in cui è possibile
visualizzare il contenuto della pagina senza doverla visitare: se c’è quello
che cerchiamo cliccheremo e andremo a vedere, altrimenti passeremo al prossimo
risultato. Nella finestra di anteprima è poi presente un frame superiore
con della pubblicità contestuale: è con questa che sperano di fare
i soldi. A parte le obiezioni sullo spreco di banda e sul pericolo per il rapporto
tra inserzionisti ed editori, c’è da riflettere su un elemento. Si sentiva
davvero il bisogno di una cosa del genere? È davvero innovazione? Per chi
ha banda larga a disposizione andare a verificare il contenuto di una pagina costa
qualche secondo. Per chi non ce l’ha, il download in background dei contenuti
è talmente lento che l’anteprima diventa del tutto inutile, arrivando con
un ritardo insopportabile. Comunque, in bocca al lupo.