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Microsoft, una licenza da sbandierare

Microsoft ha siglato un accordo con Quest Software che va a smentire nei fatti la teoria della Commissione Europea secondo cui le licenze sarebbero troppo onerose. Il caso è il primo del suo genere e giunge in tempo per mettere in discussione l'ultimatum

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Microsoft ha siglato un primo accordo di licenza nel contesto del Work Group Server Protocol Program (WSPP). Bob Muglia ha espresso il giubilo di Microsoft nel descrivere l’evento come una pietra miliare che giunge in un momento estremamente strategico nei rapporti tra il gruppo e la Commissione Europea, ove proprio il prezzo delle licenze è diventato il nuovo nodo su cui la trattativa tra le parti è andata ad arenarsi.

Solo una settimana fa la Commissione inviò un nuovo ultimatum a Microsoft: i prezzi fissati per le licenze sono troppo elevati, il che cancella il vantaggio commerciale nell’accedervi chiudendo il sistema Microsoft a vantaggio del gruppo stesso. La replica dei responsabili di Redmond non si è fatta attendere: i prezzi sono decisamente inferiori rispetto alla media del mercato e vari accordi sarebbero stati infatti in fase di chiusura.

Nelle ultime ore la prima licenza è stata acquisita dalla Quest Software, andando così a smentire nei fatti le congetture della Commissione. Un caso isolato non può certo rappresentare una regola, ma per Microsoft il colpo rappresenta inevitabilmente un forte successo simbolico (non solo commerciale). L’accordo prevede che Quest versi a Microsoft il 5.25% dei proventi derivanti dalle attività praticate grazie alla licenza ottenuta e secondo Microsoft il tutto significa semplicemente che Quest ha ritenuto l’offerta ragionevole ed accessibile.

L’accordo con Quest Software ha goduto di annuncio ufficiale in pompa magna, ma ovviamente l’utilità della licenza passa in secondo piano e va ad interpretare ruolo strumentale per quello che è un contratto importante soprattutto a livello giurisprudenziale. Per Microsoft l’ultimatum è a fine mese, dopodichè (previa possibile audizione su richiesta) scatterà una possibile multa stimata sui 700 milioni di euro.