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Adobe Media Player, ce n’era proprio bisogno? Si

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Come se non fosse sufficientemente affollato il settore dei software che fanno da media player adesso arriva anche quello di Adobe.

Spinto senza particolare enfasi (non è indispensabile per la riproduzione di nessun tipo di file) è uno dei nuovi prodotti possibili con la piattaforma AIR. Si tratta in sostanza di un ambiente di sviluppo Flash offline, con AIR si possono partorire applicazioni stand alone (anche se relativamente) basate su Flash. Certo come per Java è però necessario avere prima installate le runtime AIR.

Detto dei particolari tecnici del software passiamo a quelli d’uso. Le caratteristiche con le quali il Media Player di Adobe conta di fare la differenza sono principalmente legate ad uno svincolo del concetto di canale da una logica preimpostata per basarsi unicamente sulla personalizzazione che ne fanno gli utenti tramite i feed.
Il programma ha dunque sia un’interfaccia con canali predefiniti (al momento si tratta di roba come PBS, MTV e altre divisioni minori di canali grossi) i quali propongono una serie di show per la rete on demand, tra i quali anche CSI.

In sostanza è come un elenco di feed e, anche se l’interfaccia cerca di farlo dimenticare, ciò che accade è che sottoscrivendo un canale o uno show si sottoscrivono i suoi feed.

Allo stesso modo però si possono inserire dei feed arbitrari aumentando a piacimento l’elenco dei propri canali. Nè più nè meno ciò che iTunes consente di fare con i podcast. Il risultato, come con iTunes è molto comodo e si traduce in un aggregatore unico di feed video che scarica e visualizza i programmi. Un’idea di una semplicità disarmante che ancora non era venuta a nessuno. O meglio per la quale nessuno ancora aveva costruito un software che la mettesse al centro.

Ma arrivano anche le dolenti note. Adobe Media Player, infatti, a fronte di tanta innovatività ha un’interfaccia molto poco friendly che non rende agevolissima la navigazione ed in più non legge bene tutti i feed.

Questioni di beta, di prime versioni, si dirà. E forse è vero o quantomeno lo si spera. Fatto sta che, al momento, per dirla in due parole… funziona male. Ma l’idea c’è, eccome.