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È tempo di riflessioni per le “fiere del marketing”

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FieraMilanoCity la sede; la settimana è quella in corso: sommate i due addendi e vi ritroverete immersi nel mondo dei media e del marketing 2.0… vi siete stufati di questa terminologia?

Agli organizzatori di questi eventi non interessa, visto che continuano a cavalcare l’onda di termini quali TV digitale, user generated content, email marketing, multicanalità, come se tra gli stand degli expo o durante una conferenza potesse spuntare da un momento all’altro un coniglio da un cilindro.

Io sto volutamente saltando tutti questi (im)perdibili appuntamenti (segnalati con dovizia da IMlog) perché a dirla tutta e farla breve, mi hanno decisamente spossato.

In due anni di alta frequentazione di fiere e convegni non ho sentito o visto nulla di nuovo, forse perché non c’è nulla di nuovo da dire… dunque, proviamo a capire l’utilità di questi eventi:

  • mantenere vive le relazioni: perché twittare è una cosa, ma stringere una mano non ha prezzo;
  • brandizzare la testa degli utenti/navigatori/visitatori: perché non basta il sito interattivo e coinvolgente, è necessario qualche migliaio di metri quadrati di esposizione in cui distribuire gadget a mani basse;
  • poter giungere alla N edizione della Fiera tal-dei-tali, perché fermarsi alla prima è una sconfitta;
  • per gli organizzatori: configurarsi come “keypoint” di determinati settori (lo IAB è diventato “l’evento del marketing digitale” per antomasia);
  • per gli espositori: farsi pubblicità attraverso un punto di contatto fisico e inserito in un contesto targhettizzato.
  • C’è del vero e c’è del falso, fatto sta che il coniglio, almeno per quest’anno, cercherò di trovarlo esclusivamente online e non passeggiando tra stand e “standiste “che non cambiano mai.