Ecco perché Telegram non è così sicuro come pensavi

Telegram sta diventando un hub per contenuti controversi e attività illegali. E non garantisce totalmente la privacy degli utenti.

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Telegram è una delle applicazioni di messaggistica istantanea più utilizzata al mondo: ad oggi, sono circa un miliardo i suoi utenti di cui più di 500 milioni quelli attivi mensilmente. L’interesse nei suoi confronti da parte di tutta questa utenza nasce dal fatto che sia un’app sicura e attenta per quanto riguarda il rispetto della privacy. Oltre ad offrire la crittografia end-to-end, infatti, Telegram consente agli utenti di inviare messaggi che si autodistruggono. Ma siamo sicuri che sia davvero tutto rosa e fiori?

Telegram non è totalmente sicuro

Come abbiamo scritto, in Telegram le conversazioni sono crittografate end-to-end, ma non automaticamente. Questo significa che se un utente non attiva l’opzione, le sue comunicazioni non sono sicure. Non solo: la crittografia end-to-end in realtà vale poi solo per le discussioni one-to-one, ma non per i messaggi di gruppo, quindi anche queste chat non sono del tutto sicure. Un’altra delle accuse mosse all’app è quella di avere un atteggiamento molto accomodante con chi trasgredisce.

Per esempio, consente agli utenti di segnalare pornografia e i reati legati al cosiddetto revenge porn e altri abomini simili. Ebbene, l’approccio alla moderazione su questi contenuti è considerato piuttosto indulgente.

Non a caso negli ultimi anni parecchi suoi canali sono stati sfruttati per diffondere immagini hard, anche private, ovverosia di donne le cui foto o video sono state condivise senza il loro consenso. Da questo punto di vista Telegram sembra sempre più una sorta di alternativa al dark web. Secondo una ricerca di del gruppo di cyber intelligence Cyberint, gli hacker internazionali utilizzerebbero la piattaforma per infettare i dispositivi degli utenti e lanciare attacchi malware, oltre che per acquistare, vendere e condividere dati rubati e strumenti di hacking.

Sembra che Telegram sia diventato un hub per contenuti controversi e attività illegali e debba adottare misure più rigorose per garantire una migliore privacy degli utenti. Basti pensare anche ai casi recenti in cui la nostra Guardia di Finanza, in collaborazione con la Polizia postale, ha chiuso diversi canali adibiti per la vendita di abbonamenti TV, falsi Green Pass, vaccini, diplomi e perfino armi.

 

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