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Playboy alza bandiera bianca: il web ha vinto

Playboy ha perso, il Web ha vinto: il re del porno non è più l'83enne Hugh Hefner, ma una Rete di sistemi che prosperano sul tutto, subito e gratis. Playboy spera in una cessione da 300 milioni di dollari a cui potrebbe essere interessato Richard Branson

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La parabola discendente di Hugh Hefner e di Playboy è giunta ormai al capolinea. Una discesa iniziata a tempo, i tempi che cambiano ed i nuovi media che strozzano i vecchi mercati: per le conigliette più famose del mondo non c’è più spazio e per monetizzare servono idee nuove. Insomma: Playboy vendesi.

L’83enne simbolo di Playboy (pubblicato per la prima volta nel 1953) non ha più idee. Prima ha portato la propria stessa vita in una sorta di reality televisivo, poi ha lasciato la direzione del gruppo in favore dei figli, quindi ha alzato la prima bandiera bianca annunciando l’abbandono del mercato dei DVD. La Rete, però, compie una pressione senza pari e la pornografia non trova più spazio per monetizzare le chiome bionde che oggi sono un marchio internazionale.

Per far proprio il marchio Playboy sono oggi sufficienti 300 milioni di dollari: a tanto ammonta il valore del gruppo. L’ultima trimestrale è stata catastrofica: 8.6 milioni di dollari di passivo, il che aggrava la situazione dopo che un anno prima il trimestre già chiudeva con 2.6 milioni in terreno negativo. Tra i nomi dei possibili acquirenti v’è peraltro un candidato prestigioso, probabilmente l’unico con armi sufficienti per poter rilanciare il gruppo di Hefner: Richard Branson, l’eclettico numero uno della Virgin, avrebbe annusato l’affare e sarebbe vicino alle trattative. Nessuna conferma, ovviamente, dalle parti in causa.

La caduta di Playboy è emblematica: simbolo numero uno di riviste e filmati, il gruppo è caduto sotto i colpi del “tutto gratis” imperante sulla Rete. La pornografia dilagante non ha lasciato margini ai fasti americani delle conigliette e l’impero Hefner si è così consumato poco alla volta scivolando verso un inesorabile destino. La reazione alle pressioni del Web sono state pressoché nulle: l’arrivo sulla Rete è stato tardivo ed inefficace, i nuovi brand del settore nascono e si sviluppano nel digitale e del vecchio Playboy rimane un coniglietto stilizzato del valore di 300 milioni di dollari. Rimane da capire chi vorrà acquistarlo e come eventualmente vorrà utilizzare proprio la Rete per organizzare il rilancio in grande stile delle emozioni pruriginose su cui Hefner è prosperato.