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WiFi per tutti con i ponti radio della RAI?

Le antenne usate per la trasmissione del segnale televisivo potrebbero inviare anche il segnale WiFi, ma l'idea è troppo complessa da attuare.

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Qualche giorno fa, il redattore del TG1 Leonardo Metalli, simpatizzante del Movimento 5 Stelle, aveva proposto di utilizzare i ponti radio della RAI per portare il segnale WiFi in tutte le zone del territorio italiano. Dato che i 2.200 ponti radio servono per trasmettere il segnale radiotelevisivo, si potrebbero teoricamente sfruttare per fornire una connessione wireless ai cittadini non raggiunti dagli operatori telefonici, in quanto residenti in aree digital divide. L’idea interessante è però quasi impossibile da realizzare, a causa di problemi di natura tecnica e legale.

Nel 2006 gli ingegneri di RAI Way avevano iniziato a studiare la possibilità di distribuire con i ponti radio il segnale WiFi insieme a quello televisivo. Metalli aveva dichiarato che 150 ponti radio possono coprire una distanza fino a 400 Km e che la copertura del segnale poteva essere estesa con l’installazione di hotspot WiFi da parte dei comuni e dei proprietari degli esercizi commerciali. Pagando il canone, i cittadini riceverebbero sia il segnale TV che il collegamento WiFi.

Contattato dal Corriere della Sera, Marco Mellia, professore del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino, ha spiegato che la soluzione è tecnicamente fattibile, ma improbabile per una serie di ragioni. Innanzitutto, i ponti radio potrebbero essere utilizzati per creare una dorsale WiFi, ma solo per la trasmissione del segnale. Bisognerebbe quindi aggiungere un canale di uplink, sfruttando altre tecnologie, come LTE, WiMax o HyperLAN. In questo caso, però, la RAI diventerebbe un operatore telefonico a tutti gli effetti e quindi dovrebbe chiedere una (costosa) licenza per l’uso delle frequenze.

Infine, c’è il problema della copertura. Il segnale WiFi ha una portata limitata (circa 100 metri), per cui si dovrebbero installare antenne WiFi ogni 50 metri su edifici o lungo le strade. In conclusione l’idea è interessante, ma troppo complessa da mettere in pratica.

Fonte: Corriere della Sera • Notizie su: