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Scavi per la fibra ottica, scontro tra Ministeri

L'Anas ha dato parere negativo sull'uso delle minitrincee. Con le tecniche di scavo tradizionali potrebbe ottenere la manutenzione gratuita delle strade.

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Ci risiamo. Ogni volta che viene presa una decisione a favore dei cittadini, puntualmente iniziano le classiche discussioni che provocano ritardi nell’esecuzione degli interventi approvati dal legislatore. In questo caso, lo scontro è in atto tra il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), che dovevano pubblicare entro oggi il “Regolamento scavi per le infrastrutture a banda larga e ultra larga nell’intero territorio nazionale“. Dopo quattro mesi dal Decreto Crescita 2.0, ancora non è stato trovato l’accordo sulle tecniche di scavo da adottare per la realizzazione delle reti in fibra ottica.

Il decreto prevede l’utilizzo di tecniche più economiche e meno invasive di quelle adottate finora. Secondo il Ministero per lo Sviluppo Economico, utilizzando le cosiddette minitrincee si risparmierebbero almeno 2 miliardi di euro, in quanto gli scavi e il ripristino nel manto stradale incidono per oltre il 70% sul costo totale dell’opera. Con il “taglio” di pochi centimetri di asfalto, questa percentuale si ridurrebbe al 40%. Inoltre, si eviterebbe il blocco della circolazione e la posa delle fibre ottiche richiederebbe un solo giorno.

La bozza del regolamento però è stata bocciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a causa del parere negativo dell’Anas. Il gestore della rete stradale e autostradale italiana è contrario all’uso delle minitrincee per imprecisati motivi di natura tecnica. In realtà, secondo Assotelecomunicazioni-Asstel e lo stesso MISE, questo sarebbe solo un pretesto. Perché l’Anas non vuole un tipo di intervento che permette di ridurre i costi e i disagi per i cittadini? La risposta sembra scontata: le tradizionali tecniche di scavo obbligano l’operatore al ripristino dell’intera carreggiata, quindi il gestore può approfittare della situazione per ottenere una manutenzione praticamente gratuita.

Senza l’approvazione definitiva del regolamento, si rischia di ritardare gli investimenti sulla banda larga (tra 8 e 10 miliardi di euro), bloccando di fatto la modernizzazione e la crescita economica dell’Italia.