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Nick Mason dei Pink Floyd: iTunes è il passato

Nick Mason dei Pink Floyd parla di iTunes, a seguito della polemica sugli U2 e dell'emersione dei servizi di streaming: il negozio Apple sarebbe superato.

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Non è di certo un segreto: lo streaming musicale cresce a discapito dei download digitali. E iTunes potrebbe ben presto perdere il suo primato, quello di distributore musicale più gettonato al mondo. È quanto sostiene nientemeno che Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, in una recente intervista per l’edizione britannica di GQ. Non è però tutto: secondo il musicista, Apple è uscita senza macchia dal caos generato dall’album gratuito targato U2, in un processo di svalutazione del prodotto musicale. iTunes rappresenterebbe il passato, quindi, Spotify il futuro.

Si parta proprio dalla questione U2, quel “Songs Of Innocence” che fin troppe polemiche ha generato lo scorso ottobre. Apple e la band irlandese hanno stretto una partnership per una distribuzione globale e gratuita del disco, ma la decisione di includerne una copia di default su qualsiasi account iTunes esistente ha generato malcontento. Tra proteste virtuali e campagne sui social network, la società di Cupertino si è vista costretta a rilasciare un apposito tool per la rimozione. Sebbene Mason avrebbe accettato un contratto da 50 milioni di sterline per la diffusione gratuita di un suo disco, l’episodio sarebbe ben rappresentativo dei modi con cui la Mela vuole “distribuire, regalare o vendere” la musica, metodi che farebbero parte di un preoccupante processo di svalutazione.

Vi è però dell’altro: con una simile mossa non solo il disco viene svalutato, ma gli artisti rimarrebbero sostanzialmente soli a subire gli attacchi del pubblico. Il batterista spiega infatti come, a seguito delle polemiche, Apple sia riuscita a uscirne sostanzialmente pulita: il capro espiatorio è diventato Bono Vox, a cui è stato diretto più di un insulto.

Apple ne è uscita pulita, nessuno la accusa. Apple ha fatto grandi cose, ma ha contribuito al processo di svalutazione.

Quella dell’album gratuito, tuttavia, potrebbe essere stata una mossa di recupero da parte del colosso di Cupertino. Con l’emersione dei servizi di streaming, Spotify in prima linea, la musica viene fruita in modo sostanzialmente gratuito: l’utente medio diviene sempre meno incline all’acquisto di un brano o di un disco, preferendo invece un ascolto in Rete considerato come le connessioni, anche mobile, siano ormai disponibili pressoché ovunque. Un’evoluzione del mercato che farebbe sembrare iTunes “più che superato”, soprattutto in relazione proprio a Spotify.

Non è tutto rose e fiori, tuttavia, anche sugli accoglienti lidi del leader dello streaming. I Pink Floyd hanno reso disponibile il loro intero catalogo nel 2013, ma riconoscono come il servizio sia ancora relativamente giovane affinché possa aver senso dal punto di vista finanziario:

Abbiamo bisogno di altri 2 o 3 miliardi di utenti, allora avrebbe senso per i musicisti. Al momento il compenso, in particolare per artisti sconosciuti o poco conosciuti, è… patetico.

Mason ci tiene tuttavia a sottolineare come i Pink Floyd siano tutt’altro che contrari allo streaming, anche se gradirebbero un’esperienza d’uso diversa: strumenti più multimediali, contenuti video e artistici aggiuntivi e, fatto non da poco, qualità di riproduzione eccelsa. In attesa di un servizio che offra caratteristiche simili, via libera a Spotify e colleghi.

Fonte: Rolling Stone • Immagine: GQ, YouTube • Notizie su: , , , ,