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C’era una volta l’uomo sandwich

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L’essere umano (corpo e anima) mantiene una presenza costante nel settore pubblicitario. La maggior parte degli spot televisivi si avvale di testimonial in carne e ossa, e da qualche tempo anche il Web sta cercando di “personalizzarsi”.

Perché in fondo il consumatore entra più facilmente in confidenza con la marca se a parlarne bene è un suo pari, oppure un personaggio di cui si fida. In entrambi i casi, un’entità con due occhi, due gambe, due braccia e soprattutto un cervello pensante.

Questo utilizzo della persona come strumento di marketing ha attraversato diverse fasi: tutto è cominciato con l’uomo sandwich e ora siamo arrivati al tifoso per professione..

Questo personal fan di Alonso è, sotto mentite e dichiarate spoglie, un oggetto di marketing della filiale spagnola di Ing Direct.

Sì, avete ragione: ho detto che i consumatori si fidano di testimonial con un cervello pensante, ma nei casi citati di pensante c’è davvero poco (non per le persone che saranno sicuramente all’altezza ma per il loro compito).

Dunque, se non è per la loro intelligenza, perché ci fidiamo dei testimonial pubblicitari?