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Bitcoin: Intervista a David Orban

David Orban commenta il caso MTGOX e ribadisce: il protocollo è sicuro ed efficiente. La paura del Bitcoin si supera sperimentando: è l'Internet of money.

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Quando soltanto una settimana fa, ospite della Social Media Week a Milano, ha raccontato per quasi due ore il mondo Bitcoin, rispondendo alle domande dei tanti intervenuti all’evento al Talent Garden, David Orban non poteva immaginare che il caso MtGox, il trading che si è dileguato e, sembra, con esso anche l’equivalente di 350 milioni di dollari in crittovaluta, avrebbe di nuovo alimentato tutti quei timori che la circondano. Eppure, per lui, che dei Bitcoin è profondo conoscitore, non è cambiato nulla: il procollo continua ad avere le stesse peculiarità di prima, che ne decreteranno il successo.

Dall’oriente lontano, da quella Bangkok incendiata da un crisi economica sempre più grave e ancora dettata da battaglie sulla speculazione del riso e la corruzione politica, David Orban parla con Webnews dei Bitcoin e del futuro dell’economia planetaria. Forse proprio dai paesi con meno legami con la finanza occidentale, come l’Asia o il continente africano si prepara una rivoluzione epocale. Questo almeno sostiene il newyorchese nato a Budapest e trapiantato in Italia con la sua famiglia, imprenditore tra i più noti per il suo contributo alla diffusione della conoscenza dell’accelerazione del cambiamento tecnologico, Advisor della Singularity University, di cui è anche docente, fondatore di startup ed “evangelista” anni fa di Second Life, oggi del protocollo Bitcoin.

Un commento sul caso MTGOX: qualcuno ha titolato “fine di Bitcoin”…

Ci sono troppe poche informazioni per trarre delle conclusioni. Anche ammesso che le cose stiano come sono state raccontate, ciò che si può dire riguarda il comportamento di MTGOX, e del suo amministratore delegato, e le conseguenze non sono certo attribuibili al protocollo.

Le crittomonete prelevate dal mercato di cambio possono essere riciclate?

Questa è una buona domanda. Contrariamente a quel che viene continuamente detto, i ladri di Bitcoin, in caso disponessero di tutto, chiavi comprese, devono stare molto attenti perché le transazioni non sono affatto anonime, sono pseudonime: consentono di rintracciare questi ladri. In caso invece non abbiano le chiavi di decrittazione, è come avere acceso un falò di una grossa mazzetta di banconote.

Quando un Bitcoin viene sottratto ma non può essere utilizzato, è bruciato, per sempre.

Esattamente.

Dal punto di vista legale cosa comporta un fatto tanto grave? E dal punto di vista della stabilità del protocollo?

Ora bisognerà vedere se per le leggi giapponesi (MTGOX ha sede in Giappone, nda) sarà possibile fare una class action, se si potrà denunciare per malversazione. Quello che mi sento di dire è che le accuse mosse ai Bitcoin in sé sono piuttosto ridicole. Le persone che utilizzano Bitcoin continuano ad essere più di quelle che lo lasciano, e questo perché continua a rispondere a quelle esigenze di efficienza, di trasparenza, di innovazione, di libertà a cui il protocollo risponde.

Il tasso di cambio è sceso del 20% sul dollaro, considerando che è bruciato, forse, il 6% dell’ammontare complessivo dei Bitcoin circolanti sembra stabile. Lo è?

Accolgo questa preoccupazione molto tradizionale (sorride, nda) sul tasso di cambio. Certo, non c’è stato alcun crollo, ma anche se fosse crollato del 90%, questo 90% sarebbe in termini assoluti molto molto lontano dal 100%, dal vanificarsi del protocollo. È solo questione di quante persone lo utilizzano e degli scambi che vi avvengono.

Passiamo all’incontro di giovedì scorso: dopo l’hack bank ad H-Farm e SMW al Talent Garden, ha trovato ci siano delle costanti nelle domande delle persone?

È troppo presto, siamo tutti all’inizio dell’era Bitcoin. Le persone devono abituarsi al concetto, quindi è per il momento impossibile trovare delle dinamiche più italiane o più tedesche. Credo, ad esempio, che si possa fare una distinzione tra paesi finanziariamente evoluti, e paesi dove ci sono centinaia di milioni di persone escluse dal sistema bancario-creditizio. In India, nel sud est asiatico, non è scontato aprire un conto, avere una carta di credito. Tutti però hanno un po’ di elettricità, una connessione Internet, almeno una per villaggio, uno smartphone. Per usare Bitcoin basta questo e gli scenari sono rivoluzionari.

Qual è il principio di questo cambiamento che la entusiasma? La decentralizzazione dell’economia?

Meglio dire la fiducia algoritmica del sistema. Bitcoin può essere rubato, come qualsiasi altra cosa, ma non può essere abusato, è una tecnologia che al contrario delle transazioni tradizionali non comporta lo spostamento, tassato, di denaro da qualcuno a qualcun altro, ma “spinge” questo pagamento attraverso il protocollo, in massima sicurezza. È nato per dare una libertà inedita all’economia delle persone e alla loro creatività.

Spesso si riferisce ad iTunes, quando parla di questa libertà, affermando che i 30 centesimi sono un limite del tutto arbitrario. Per quale ragione?

Perché è il sistema creditizio, la transazione in sé, che impone una certa cifra minima. Il protocollo Bitcoin, invece, grazie alla sua eccezionale divisibilità, consente di trasferire anche cifre piccolissime. Perché un artista non dovrebbe poter preferire vendere a 10 mila persone la sua canzone a un centesimo invece che a 200 persone a 30 centesimi? Bitcoin permette questo.

Mi ha personalmente impressionato la notizia che SecondMarket vuole lavorare sui Bitcoin: la finanza non era cattiva? Il Bitcoin non dovrebbe essere lontano da queste pratiche?

Ci sono gli operatori tradizionali, che non hanno e non avranno mai interesse a sostenere il protocollo: le banche, chi emette carte di credito. Ci sono però anche nuovi operatori finanziari, come Paypal, Square, Dwolla. E tra questi anche SecondMarket, che si è fatto un nome trattando le azioni di società tech non quotate, come Twitter. Con Bitcoin l’intenzione è semplice e interessante: attendere le norme degli stati – in questo caso New York – che regolamentino il settore e intanto tenersi pronti creando un mercato di scambio che non sarà commerciale, pubblico, ma di un gruppo limitato di investitori.

Può, come si è detto, calmierare la quotazione della crittomoneta?

I membri del mercato secondario, valutando il valore del Bitcoin due volte al giorno, e potendo contare su una forte liquidità propria, potrebbero in effetti gestire il proprio investimento con stabilità. La finanza aprirà così ai derivati, ai futures, dove verrà redistribuito il rischio di cambio restrigendo lo spread. Vorrei però sottolineare che la stabilità del prezzo è chiara, il valore intrinseco di Bitcoin rispetto al dollaro è in crescita e questo non significa, peraltro, che le monete tradizionali siano messe in discussione. Sa perché?

Non lo so. Forse Alan Greenspan sarebbe curioso di saperlo.

Perché, checché se ne dica, il valore intrinseco del dollaro e dell’euro sarà sempre garantito dal fatto che le tasse si pagano con quelle monete e solo con quelle.

Un invito a chi è curioso di utilizzare i Bitcoin?

Due inviti. Primo: non utilizzarlo impropriamente come investimento. Secondo: giocarci, usarlo senza paura, per piccole transazioni, piccoli scambi con la community e il network. Il Bitcoin ha bisogno di una mentalità aperta, ha bisogno che ci si avvicini eliminando le barriere culturali e con globalità di pensiero. Solo così, una volta approcciato, si comprende come sia una grande possibilità, e si supereranno i timori.

Fonte: SMW Milano • Immagine: David Orban • Notizie su: , ,