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Il governo salva il resto della webtax

Respinti in commissione gli emendamenti sulla tracciabilità delle partite Iva come ideata nella vecchia webtax. Coppola ci riproverà in aula.

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C’era un’altra piccola norma, nata tra Rete e Parlamento, che voleva cancellare quanto resta della webtax dopo l’abrogazione del comma 33 sull’obbligo di partita iva messa a segno dal governo Renzi alcune settimane fa. Questi emendamenti, presentati sia dal PD che da Forza Italia sono però stati respinti nelle commissioni riunite Bilancio e Finanza, per parere contrario del governo. Il pezzo della webtax sulla tracciabilità, per ora, resta.

Il decreto enti locali che il Consiglio dei ministri ha varato il 28 febbraio è ora in discussione nelle commissioni prima della conversione in legge. Occasione, come sempre, per presentare diversi emendamenti, tra i quali ce n’erano alcuni praticamente identici, di Antonio Palmieri, Daniele Capezzone, Paolo Coppola, che avevano lo scopo di correggere il comma 178, quello sulla tracciabilità dei pagamenti. Un onere burocratico che alla luce della cancellazione della webtax sembrava non avere molto senso e che dispone:

L’acquisto di servizi di pubblicità on-line e di servizi ad essa ausiliari deve essere effettuato esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare anche i dati identificativi del beneficiario, ovvero con altri strumenti di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni e a veicolare la partita IVA del beneficiario.

Tuttavia oggi è stata una mattina campale per gli emendamenti al C.2162, quasi tutti respinti su parere del governo. Gli emendamenti da 2.14 a 2.18 sono finiti quindi nel calderone, nonostante fossero a invarianza zero, cioè non toccassero il ruling bensì l’obbligo p.iva in tracciabilità. Il parere di molti osservatori è che come minimo si tratti di un orpello inutile, visto che già esistono metodi per tracciare le operazioni con P.IVA dall’estero, e che forse sia persino inapplicabile perché l’interpretazione letterale del comma 178 obbligherebbe un venditore di advertising online a mettere in codice transazione la sua partita iva.

Di Maio e Coppola hanno presentato due emendamenti su quanto resta della webatx: nel primo si toglie il riferimento alla tracciabilità della partita iva, nel secondo si aggiunge "qualora disponibile". Emendamenti identici hanno presentato anche Antonio Palmieri e Daniele Capezzone. Sono stati tutti respinti su parere del governo.

Di Maio e Coppola hanno presentato due emendamenti su quanto resta della webtax: nel primo si toglie il riferimento alla tracciabilità della partita iva, nel secondo si aggiunge “qualora disponibile”. Emendamenti identici hanno presentato anche Antonio Palmieri e Daniele Capezzone. Sono stati tutti respinti su parere del governo.

Marco Di Maio, giovane deputato del PD che ha firmato insieme a Coppola l’emendamento (quest’ultimo ha già annunciato l’intenzione di ripresentarlo direttamente in Aula) è rammaricato:

La sensazione è che questi emendamenti non abbiano colpe particolari, ma che il governo abbia imposto un’accelerazione e suggerito di respingere gran parte degli emendamenti al decreto per arrivare all’approvazione. Secondo me togliere questa parte sarebbe stato più coerente con le norme vigenti – considerando appunto che la webtax è stata cancellata – mentre lasciandola si rischia un appesantimento burocratico per chi, come le partite iva e i produttori di pubblicità online, ma anche i consumatori, è protagonista di un settore in crescita che va sostenuto. Riprensentarlo in aula servirà a poco, probabilmente: una volta che il governo dà il suo parere la maggioranza lo segue. Se non passa in commissione si può già prevedere che non passerà neppure in Aula.

Fonte: Webnews • Immagine: shutterstock • Notizie su: ,