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L’Adiconsum sfida la Peppermint Jam

L'Adiconsum chiama a raccolta i 4000 utenti che hanno ricevuto la lettera di diffida della Peppermint Jam, casa discografica che ha avuto a disposizione i dati dei privati responsabili di file sharing. La lettera chiede un risarcimento pecuniario

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Nei giorni scorsi è emerso da alcune segnalazioni in rete come tutta una serie di lettere sia stata inviata a privati italiani con specifiche indicazioni relative al rischio di essere coinvolti in un processo per pirateria. Le minacce sono state confrontate e la matrice è risultata comune: la lettera è inviata dalla casa discografica Peppermin Jam e suggerisce di scendere a patti entro pochi giorni riconoscendo una penale (con tanto di espressa valutazione monetaria) evitando un aggravarsi della posizione con l’avventurarsi in un procedimento legale.

L’Adiconsum chiama ora a raccolta i 4000 cittadini che si son vista recapitata la missiva: unendo le forze l’associazione conta di sollevare l’opinione pubblica contro i provvedimenti che hanno messo la privacy dei navigatori alla mercè di quanti intendono far uso dei dati registrati durante la navigazione. In occasione dell’approvazione della IPRED l’Adiconsum notificava: «il cittadino deve avere la certezza che le intromissioni nella sua vita privata siano eseguite solo da forze dell’Ordine e dalla magistratura, le uniche che agiscono per il più alto bene collettivo e non rispondono a meri interessi di parte».

A distanza di poche settimane per l’Adiconsum giunge già l’occasione per far valere le proprie ragioni ed ora l’associazione si rivolge ai navigatori con il seguente comunicato:

«Oggi, migliaia di consumatori, inconsapevolmente controllati nel loro uso personale di Internet, sono accusati di avere violato la legge senza essere avvisati, sono costretti a difendersi, a proprie spese, dall’accusa di condivisione di file illegale mosse da una società tedesca detentrice di diritti d’autore, devono scegliere se accettare la proposta dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che chiede di risolvere “bonariamente” con una transazione di 400 euro e la promessa di non ripetere più l’illecito (pena altri 10.00 euro di penale), per evitare che la Peppermint “provvederà a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili…”.

Ecco lo sconvolgente risultato della pessima legge Urbani unitamente alla direttiva europea IPRED1 che Adiconsum ha sempre contestato. È inammissibile che un privato, in questo caso una società discografica, possa chiedere ad un provider tutti i dati relativi ai movimenti effettuati con il pc dai parte dei loro clienti senza che questi ne sappiano nulla, peraltro a seguito di una procedura di indagine non certificata da strutture dello Stato. Non esiste privacy e vengono meno i principi primari del diritto. È una vergogna che per colpire l’industria criminale della contraffazione ci rimetta, come al solito, il consumatore finale che effettua lo scambio di file senza scopo di lucro.

Adiconsum ha già chiesto l’immediato intervento del Governo, che nel suo programma elettorale aveva previsto l’abolizione della legge Urbani, per tutelare i cittadini colpiti; chiede l’intervento dell’Authority della privacy affinchè intervenga nei confronti della società tedesca Peppermint vista la palese violazione della privacy, condotta peraltro da una società, la Logistep AG, con sede a Steinhausen, in Svizzera, nazione non contemplata dalla normativa Ipred. Chiede l’intervento dei giuristi italiani affinchè intervengano in difesa del più elementare diritto, cioè quello di essere indagati solo se esiste la presunzione di reato rilevato dalla magistratura».

L’Adiconsum, dunque, chiama alla raccolta: «tutti i consumatori che hanno ricevuto la raccomandata da parte dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che intendono opporsi alle richieste possono rivolgersi alle sedi di Adiconsum». Se gli utenti risponderanno, la vicenda potrebbe assumere importante connotazione politica offrendo ai 4000 univoca rappresentanza.